Che sfortuna, un infortunio.

Cari lettori,
ma perchè parlo al plurale se fino ad ora nessuno ha visitato questo blog?
E va be’, comunque mai dire mai.
Questa sera vorrei raccontarvi una storia:
la storia di una ragazza che dopo un anno intenso, bello sì, ma fatto soprattutto di studio (essendo al quarto anno di un liceo classico) e di sacrificio.
Bene, non credo nel karma, ma anche se esistesse suppongo che non avrebbe avuto motivi per punirmi,allora non mi resta che attribuire all’entità misteriosa comunemente chiamata “sfiga”, l’esito del mio primo giorno di vacanza.Che dico, era ancora l’ultimo giorno di scuola, con tanto di interrogazione di biologia a prima ora… successivamente avrei potuto rilassarmi per le restanti 4 ore, ma invece ho deciso di aiutare dei compagni in filosofia, e dopo mi sono dedicata a consolare un’amica.Che dire, fino all’ultimo giorno sono stata guidata dal senso del dovere. E poi, quel melodioso suono della campana, che annuncia la liberazione da tutti gli obblighi scolastici, dalle ansie, dallo svegliarsi presto, da tutto.Il leggero vento che c’era sapeva di libertà, certo non avrei mai potuto immaginare che si stava preparando a portare cattive nuvole.

Salgo sulla mia vespa 50, ho giusto il tempo per fare un giro nel quartiere urlando con un’amica, come sfogo, e poi torno alla piazza davanti scuola; arrivano degli amici che vogliono andare al mare..e io me ne esco con la solita frase che ormai è divenuta quasi il mio motto ” non posso, ho danza”. Sì, alle 13 e 30 avevo lezione, ho avuto lezione… poi al solito sono restata anche per quella successiva, fino alle 16.30 .Certo, avrei desiderato essere al mare a rilassarmi anch’io, ma preferivo stare lì, nella mia vera casa, nel posto a cui appartiene il mio cuore. E così soddisfatta metto alla prova i miei muscoli, la mia tenacia ,e i miei limiti, come sempre.. ma mi sento bene, come al solito.L’unica cosa che mi turbava era il fatto di essermi dimenticata la bottiglietta d’acqua ( cosa che non capita mai) , e che nemmeno il mio insegnante ne avesse ( cosa altrettanto rara).Così, appena finite entrambe le lezioni, dopo essermi cambiata, non curante della pioggia sono andata in un bar a qualche metro di distanza per prendere una bottiglietta.Esco, e il cielo si è annerito ancora di più. Lì fuori c’è anche un’altra mia compagna di danza, che gentilmente mi offre un passaggio in macchina, sapendomi con la vespa, ma io me ne esco con un presuntuosissimo ” nono tranquilla, sono abituata a guidare con la pioggia “.Questa frase mi è tornata in mente almeno un miliardo di volte nei giorni successivi,e non sapete quante volte mi sia maledetta per averla pronunciata.E così, con aria di sufficienza, ho indossato l’impermeabile che tengo nel sottosella e mi sono messa alla guida, con la tipica concentrazione che mi contraddistingue quando guido con la pioggia.Verso metà strada però iniziano i tuoni e i lampi (e io ho una paura boia di entrambi) così perdo quella concentrazione che mi sarebbe stata provvidenziale e aumento di poco la velocità.In corrispondenza delle strisce pedonali, prima di una rotonda mi viene la brillante idea di frenare anzichè decelerare e in un attimo sono a terra.

Una cosa inaspettata, solitamente prima di cadere ho qualche nano secondo per rendermene conto e ” lanciarmi ” dal motore, che questa volta mi è invece pesantemente caduto sulla caviglia.Poi sono raggomitolata come una bambina, a terra, non curante mi afferrò il piede e avverto subito dolore : il mio primo pensiero è :” domani non vado a danza”. In un attimo un signore, un ragazza e un ragazzo mi sono addosso :
“tutto bene?”
“che ti è successo?”
“io non ti ho toccata sei caduta da sola, vero? ”
e domande del genere.
Io piango e non capisco niente, ma so subito che non posso chiamare nessuno dei miei genitori, entrambi a lavoro, inutile farli preoccupare per niente, e così dopo le reiterate richieste di uno di quei gentili signori mi alzo dalla strada e mi posiziono sul marciapiede, ho ancora il casco e lo chignon sotto,il dolore persiste, inizio a preoccuparmi.Una ragazza mi rassicura :” non è niente,tranquilla”.Intanto la pioggia non smette,così come non smette di gonfiare la mia caviglia.

Il signore gentile mi invita a chiamare qualcuno seduta nella sua macchina,e la ragazza decide di restare con me, così chiamo mia sorella, con cui sarei dovuta andare dalla parrucchiera una mezz’ora dopo, a tagliare di un po’ i miei capelli ormai troppo lunghi,anche se non ero sicura di volerlo…non era destino.

Mia sorella risponde con un “arrivo” dal tono preoccupato.Il tempo passa e di mia sorella nemmeno l’ombra, il signore gentile non smette di domandare e io non smetto di piangere e di pensare alla mia danza,che sarebbe stata al centro della mia estate, come sempre.Continuando a piangere, scambio qualche parola con la ragazza :” non è niente di grave, non può esserlo, io faccio danza,tutti i giorni,tre ore al giorno, stavo proprio tornando da là, non può essere, non posso perdere lezioni, sono già abbastanza indietro di mio ,non deve essere una frattura”.

Finalmente arriva mia sorella che mi abbraccia, e io sento un senso di fastidio per il suo esagerato ritardo , alla fine ero anche caduta dietro casa.Torno a casa accompagnata dalla ragazza in macchina, mentre mia sorella porta a casa la vespa che per il momento io non voglio nemmeno vedere.E’ stupido prendersela con un oggetto lo so,ma non me lo meritavo.Dopo un anno,intriso di sforzi e sacrifici fino all’ultima goccia, fino all’ultimo giorno, era come se avessi corso verso il traguardo dando il 200%, ma qualcuno avesse deciso di farmi cadere propria davanti alla linea del tanto agognato traguardo.Mi ripeto che riesco a camminare, e che non può essere niente di grave, ma piango per la rabbia e per il nervoso.

Vi risparmio le ore buie di attesa, prima di mia madre, e poi dei medici al pronto soccorso.Tutto questo avveniva mentre i miei amici si godevano la festa per cui io avevo già preso il biglietto, chi poteva prevederlo!
Poi il verdetto:” non dovrebbe esserci frattura, ma lo immobilizziamo per la notte, domani lo vede l’ortopedico.”
Cosa? io aspettato senza avere la possibilità di essere visitata da un ortopedico?
Avrei passato una splendida notte sicuramente!

In me intanto si faceva strada un sentimento nuovo : la rassegnazione.Stavo sperando con tutta me stessa che non fosse niente, e pensavo alla mia salute non in quanto tale, ma in funzione della danza. Il mio infortunio non come ostacolo alla mia estate, ma alla mia danza.
Potranno sembrare delle parole di una che nutre un’ossessione più che una passione, e forse avete ragione, non pretendo che qualcuno mi capisca.

Il giorno dopo mi dicono che è una distorsione, io sono contenta, nella mia ignoranza, ma subito dopo mi fanno un semigesso, da tenere per 12 giorni.Poteva andarmi molto peggio, lo so, ma sarebbe anche potuto non succedere direttamente.

Sarei potuta tornare a casa con quel passaggio, o con la solita concentrazione, e andare incolume dalla parrucchiera, per poi prepararmi per la festa della sera, per incontrare i miei amici e il ragazzo che mi piace, e invece no, il karma , la sfiga, il destino, o forse, più semplicemente, la strada bagnata hanno deciso di farmi questo bellissimo regalo.

Ma io non sono una persona pessimista,e così ho iniziato a dare fiducia a quelle persone che mi dicevano “impedimento per giovamento, ne avevi bisogno,forse è un segno che ti devi fermare e riposarti, perchè sei troppo stressata.”

E ci credo che sono stressata, mi hanno fatta studiare fino all’ultimo, e io sono una perfezionista, una stakanovista a scuola così come a danza.Diciamo che non mi risparmio mai.

E ora siamo qui, sono passati i 12 giorni di riposo, e domani dunque, mi dovranno togliere questo gesso.Spero solo, a questo punto di poter ricominciare presto a danzare, e che posso camminarci normalmente..in fondo non chiedo molto.

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